In questi giorni sono in uno stato particolare che desidero condividere, perchè riguarda tutti noi.
Sulla Vita e sulla Morte
Da sette mesi una persona della mia famiglia, mio fratello,  è in bilico tra la vita e la morte, tra il desiderio emotivo e mentale di vita e la difficoltà del fisico di vivere, tra sanità di eccellenza e mala sanità: una storia tutta tristemente italiana.

Quanta violenza a volte implica la vita e quanta violenza implica la morte.
La dolcezza e la violenza sono facce della stessa medaglia della vita e della morte.
Cosi come l’amore e l’odio.

In questi anni siamo continuamente violentati.
Dalle decisioni dei governi, da comitati cosiddetti scientifici, tecnici e militari che guidano le scelte, ignorando le necessità elementari dei cittadini, le regole basilari della democrazia e della stabilità sociale.

In questi anni viviamo nel dolore.
Molte persone stanno male, psichicamente, fisicamente; molte più persone si ammalano, anche bambini e giovani, e molte più persone muoiono. E’ aumentato il lavoro degli psicoterapeuti, se hai quel denaro da spendere o le dosi di lexotan, se sei più povero.

Il concetto di umanità sta cambiando: negli ospedali si partorisce da sole, si vive una degenza soli, quasi abbandonati, con pesanti restrizioni sulle visite dei parenti, quando sappiamo bene che la presenza di una persona cara aiuta la risoluzione della malattia; si muore soli.

Il concetto di dolore sta cambiando: il cinismo dilaga con l’aumentare delle immagini di guerra proiettate continuamente alla televisione.
Il dolore è diventato quasi un concetto; è talmente radicato come quotidiana esperienza  che non si sente quasi più. Le notizie di morte non fanno più effetto, i cuori sono induriti, assenti, separati dalla persona.

Tutte queste immagini, vissute in prima persona, o viste alla tv, sono tracce nella nostra mente, sedimentano e generano uno “strato di anestetico” che sta in bilico tra passione e assenza.

Il concetto di paura sta cambiando.
La paura era uno stato temporaneo, ora è una costante della nostra vita.
La paura congela l’anima, indurisce, ispessisce, intontisce, separa, rammollisce.
La paura è il “mezzo principe” utilizzato per plagiare chi non ha voglia di pensare.

E alla fine crederai che farti tante iniezioni di un farmaco o entrare in guerra sono i mezzi giusti per salvarti.

Il percorso spirituale implica dei principi ben precisi, tutti chiaramente codificati nei libri antichi che spiegano lo Yoga.
Yama e Niyama: comportamenti del praticante nella società e con se stesso.

Ne cito due:

A-himsa. La non violenza.
La violenza verso se stessi o verso gli altri è generata dalla paura di perdere cose o persone care.
La violenza deriva dalla paura di perdere. E in ultima istanza dalla paura di perdere la vita.
La paura di perdere è legata all’Ego, alla nostra personalità e a come l’abbiamo costruita nel tempo.
Ma se ragioniamo un pochino, se attiviamo la nostra consapevolezza, notiamo che, ad esempio, perdiamo costantemente cellule nel corpo al fine di farne arrivare di nuove, rigeneranti e sane.
Se ci ricordiamo come siamo nati, eravamo nudi e non avevamo nulla e quando moriamo non abbiamo bisogno di nulla. La Vita non ha bisogno di nulla e non ha nulla a che fare con il possesso.
Tutte le volte che blocchiamo il processo della Vita rompiamo il patto con il Tutto, con la vita su questa Terra, con la Creazione e anche con il nostro Karma: il nostro percorso esistenziale varierà.
Probabilmente ci ammaleremo prima o vivremo meno felici in questa incarnazione.

Satya. La Verità
Osho, un noto maestro spirituale, ha consigliato di ascoltare le notizie  a 360 gradi, ovvero sia ciò che viene alla luce e urlato dai mezzi di comunicazione, sia quelle notizie che vengono occultate, nascoste e non vengono dette ad alta voce. Non c’è mai una sola verità. nessuno ha mai completamente ragione.
Osho ci ricorda che, dopo avere ascoltato tutte le parti in causa, è meglio isolarsi, entrare nel nostro cuore, nella nostra intimità più profonda a pulire il campo e sentire cosa realmente risuona in noi.
Ciò che risuona con il tuo cuore, con le tue vere aspirazioni dell’anima, sarà la cosa vera per te.
E se è vera per te la devi seguire, anche se tutti i mezzi di comunicazione ti dicessero il contrario.

Per seguire un cammino spirituale occorre coraggio e non paura.
Il cammino spirituale implica una profonda empatia con il dolore e con il piacere: empatia e non attaccamento.
Ascoltare profondamente il dolore del tuo fratello, del tuo popolo, del tuo amico e sentirlo fino in fondo.
Ascoltare e fare tutto ciò che potrai per aiutare. Il tuo karma ti ringrazierà.
Stare a curiosare nelle immagini di guerra senza metterti in gioco con un aiuto concreto ( non basta il denaro, occorre un gesto di apertura della tua casa) è inutile. Parlare nei salotti sulla guerra che senso ha?

Attraversare il dolore, condividerlo e superarlo con coraggio è un modo per entrare nella violenza della vita senza violenza.

Ascolta la canzone che suona e vibra nel tuo cuore, non anestetizzarti, non averne paura.
Saranno la fiducia e la forza, e non la paura, ad aiutarti a superare lo sconquasso della perdita. 

C’è una sottigliezza nella frase ” lascia scorrere”.

Può essere vissuta come distanza: una sorta di distanza dagli accadimenti, a volte di menefreghismo.
Oppure possiamo entrare pienamente in quella bomba, nella identificazione con quel corpo crollato a terra, o rannicchiato e solo in quel letto di ospedale.
Entrare e percepire interamente quella traccia di dolore estremo, che ti toglie fiato ed energia, per imparare ad attraversarlo con coraggio.

Lascia scorrere le lacrime di dolore, percepisci il dolore come se fossi tu a vivere quell’evento,  entra pienamente nella paura della perdita, ma non fermare nulla all’interno dei tuoi sentimenti, del tuo corpo e della tua mente.
Non fermare alcuna  traccia.

Accogliamo il flusso della Vita: essa ha suo disegno intrinseco di cui noi non siamo pienamente i padroni.

E’ un’ arte.
L’arte di vivere pienamente ogni situazione della vita, bella e dolorosa come parte di quel fiume, avanzando con l’arma del coraggio, della stabilità di Visnu, della forza di Siva, della certezza della Trasformazione.